Il blog di Renato Carlo Miradoli

La statua della coscienza e il senso religioso di don Luigi Giussani: siamo statue cave al nostro interno e lottiamo tutti per non restare invisibili.

 

La statua che vedete nell’immagine si trova a Montecarlo ed è realizzata in modo affascinante. Infatti essa è ottenuta, oltre che dallo scavo esteriore “togliendo” perciò materia da blocco di marmo come di consueto fa lo scultore, anche scavando al proprio interno in modo quasi miracoloso. Il risultato è uno strato sottile residuo, denominato “il mantello della coscienza”: è come se questa statua ricoprisse il nulla che sta al proprio interno dando l’idea di vuoto il quale inevitabilmente sembra sostenere dall'interno la struttura.

Facile sarebbe tirare in ballo la psicanalisi parlando di quel sottile strato del super-io che freudianamente tutti noi portiamo dentro e che è il limite del nostro io; esso è ricordato tutte le volte come l’interiorizzazione conscia o inconscia di un codice di comportamento il quale frena, forma o anche ordina l’agire dell’uomo nei confronti degli altri uomini. Oppure, anche marxianamente, il velo sottile sembra essere la sovrastruttura della società che impone e limita la felicità e la libertà del singolo inserito in una struttura che lo opprime. Vuoi anche il banalissimo sovrastrato della coscienza quale imperativo categorico a non compiere il male. In tutti i casi il nostro pensiero va a qualcosa che se, da una parte, riveste una funzione positiva, limitando i desideri e le pulsioni umane, dall'altra, è, invece, ragione profonda di un senso continuo di oppressione e di non appagamento.

Quanto, tuttavia ha colpito la mia attenzione è proprio il vuoto all’interno della statua; mi spiego meglio: il vuoto sembra scomparire di fronte al sovrastrato della coscienza che dà nome all’opera di Anna Cromy https://www.annachromy.com/, apparendo essa stessa come reale mentre il vuoto dell’interno come inesistente; o meglio ancora: il vuoto all’interno è solo visibile se considerato come definito e avvolto dalla sottile pellicola di marmo esterno.

Fatto salvo anche che Freud abbia ragione e, cioè, che il super-io schiacci il nostro io all’interno della statua, emergerebbe che la nostra vera identità sia scomparsa quasi fosse inesistente e la coscienza sia la realtà di come noi appariamo nella storia umana, mentre il nostro essere profondo, i nostri sentimenti, la nostra forza interiore, le nostre aspirazioni nonché i nostri sogni altro non siano che nulla. Come nulla è il senso che non riusciamo a trovare nei confronti della vita; allora la coscienza non soltanto è ciò che appare veramente, ma è l'unico modo di entrare in contatto con gli altri e ci plasma e lo fa dando adesso un senso al vuoto interiore che inevitabilmente non riusciamo a colmare. Esso è il vuoto che ci deriva dal non-senso della vita il quale appunto non esiste e allora noi inevitabilmente cerchiamo questo senso all'esterno di esso perché almeno possa comparire reale la nostra vita nei confronti degli altri e gli altri inevitabilmente fanno lo stesso.

Ed è il senso dunque che l’uomo cerca da sempre: il senso del vivere e del morire, il senso di lottare e di arrendersi, e così via elencando tutte gli sforzi compiuti per andare dove egli non sa bene né saprà mai: solo l’illusione di una vita il cui significato sembra derivare da fuori di lui sembra dare all’uomo l’identità che egli cercava. Il senso offerto dalla religione (va detto in questo blog dove di filosofia e di religione si parla) offre a colui che lo cerca un senso più grande perché non raggiungibile concretamente e non arginabile visto che Dio è infinito.

Non voglio citare il celeberrimo “Il senso religioso” di don Luigi Giussani, in quanto chi legge queste righe è al corrente di questa pubblicazione arcinota. Tuttavia, va detto che il fondatore di CL intendeva proprio questo quando pensava di identificare nella testimonianza della comunità cristiana il fatto della Resurrezione e dell’annuncio del Vangelo: dare, cioè, un senso (nel suo caso, religioso) al vuoto esistenziale di chi dentro di sé si sentiva senza meta. Andrebbe detto che, purtroppo, questo senso non è evidente in sé come fatto storico (legittima vanteria che lasciamo volentieri a chi ha una fede cristiana ed è membro del movimento di Comunione e Liberazione), ma ancora dipendente dalla testimonianza di altri uomini pure essi alla ricerca dello stesso senso e, quindi, gravati dalla coscienza del proprio vuoto. Ma forse questo è il tema di un altro intervento.

Sembra, dunque, che noi uomini siamo solo delle statue vuote, cave al proprio interno avendo un’immagine propria soltanto attraverso un mantello sottile di pietra all'esterno, il quale appare come il vero senso che abbiamo cercato e voluto e, infine, ottenuto per non restare invisibili.

 

 

 

 

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