Il blog di Renato Carlo Miradoli

NON recensione: Don Ferrante-Fusaro (il filosofo che non può che citare se stesso) e Paolo D’angelo (il filosofo di Domani)

https://www.editorialedomani.it/idee/cultura/la-fine-del-cristianesimo-e-fortemente-sopravvalutata-quella-di-fusaro-invece-d4niq0j7

Alla stregua di don Ferrante, personaggio secentesco riuscitissimo de I Promessi Sposi, cui non mancavano, a sentir Manzoni, anzi a sentir lui stesso, ambizioni, letture e studi anche di un certo livello nelle discussioni filosofiche del tempo, don Diego Fusaro nei suoi scritti cita continuamente se stesso.

 

 

 

Nella recensione-stroncatura polemica sul volume di Diego Fusaro La fine del Cristianesimo, Piemme 2023, apparsa sul quotidiano Domani (link sopra) a firma di Paolo D'angelo, ordinario di filosofia estetica all'università Roma Tre, emergerebbe (a buon diritto) una definizione, che qui è una critica, che va tanto di moda di dire oggi: l'autoreferenzialità; parolone il cui uso è inflazionato quando si vuole criticare il vuotume di qualcuno.

Eh sì, infatti, chi scrive qui (e fin qui) si associa a Paolo D’angelo nella critica furibonda al volume citato, in quanto, nel leggere don Ferrante-Fusaro, salta subito all'occhio il continuo citare da parte del nostro Sommo Filosofo i propri scritti.

Ma vi è altro che emerge: ed è la capacità involontaria di don Ferrante-Fusaro, come dire?, di fare la parodia del filosofo (ricordate il filosofo Pangloss di Voltaire nel Candide? Non lo ricordate? Andate a rileggerlo da bravi!), e teniamo debito conto di come è vista la filosofia in questa società tecnocratica e praticona: il filosofo, cioè, non già pensa alle domande fondamentali dell’uomo, bensì complica il discorso attraverso parole difficili, volutamente astruse e non fa altro che produrre solo dei bla bla bla su quanto in realtà sarebbe semplice e chiaro in sé. Don Ferrante-Fusaro cadrebbe proprio in questo tranello e, nel suo continuo sproloquiare, offrirebbe il destro a tale critica.

E Domani attacca.

Eh sì, lo attacca (e noi diciamo: “giustamente!”, sempre, però, fin qui) proprio sulla prosa con cui il Nostro scrive, e lo fa col (nobile?) fine di demolire il carattere reazionario, destrorso, antimoderno degli scritti di lui. Peccato che lo stesso quotidiano, evidentemente schierato sull’estremo fronte opposto, non si renda conto di fare la stessa cosa ma da posizioni antitetiche: D’angelo si tradisce parlando male dei filosofi e dei professori (colpevoli nientemeno che di essere ottuagenari) probabilmente fino al proprio limitare, in quanto cialtroni, roboanti e verbosi: poi, c’è lui, e tutto va a posto. Se solo Domani riuscisse a capire che appunto domani il mondo, come lo vorrebbe il quotidiano, sarebbe altrettanto artificiale e costruito, nonché falso nel forzare alle campagne di "modernizzazione" (mah?) cultural-linguistica che piacciono tanto a una parte politica sedicente progressista e avulsa (come don Ferrante-Fusaro stesso ben inteso!) dai pensieri quotidiani dei più! I quali dovrebbero essere incoraggiati dalla cosiddetta cancel culture o da certe espressioni quali “sorellanza”, iniziative tutte che dovrebbero (e non si capisce come) aumentare la presenza, per esempio, delle donne in ogni ambito e a ogni livello della vita lavorativa e civile: mah… è progresso la banalizzazione del linguaggio?

Insomma: davvero, se non è facile oggi giorno capire perché un magistrato, per attaccare un governo di destra e la sua politica di gestione dei flussi migratori, debba utilizzare un linguaggio barocco desueto, astruso, pseudo-letterario (ampiamente dileggiato sui giornali), completamente fuori luogo in un atto pubblico per la contestazione di ipotesi di reato, non si capisce neppure perché dovremmo non accettare che un filosofo faccia, e cito, “sfoggio di termine greci e tedeschi” parlando di filosofia (e in che lingua sarebbe stata scritta la filosofia? In dialetto di Lumezzane?). Il buon autore del pezzo se la prende anche con chi usa le parentesi: come noterete, non ho fatto altro in questo pezzo, a iniziare dal titolo, (a buona ragione, quando voglio, quando devo), ma non per essere polemico. Lo faccio perché le parentesi ci sono, perché esistono: come la realtà della società secolarizzata che don Ferrante-Fusaro non vuole vedere e si sforza di negare: come la grammatica e la bellezza e l’adeguatezza della lingua; non dimentichiamo il fatto che esistono parole in greco, in latino, in tedesco e in francese, le quali non hanno un pieno corrispettivo in italiano, ovvero (cosa ancora più importante!) che non hanno un portato quando tradotte anche utilizzando un esistente (quando esistente!) termine corrispondente in italiano: tutte cose che Paolo D’angelo non coglie. Il Dasein è il Dasein, è se stesso (se stesso, io lo scrivo ancora senza accento sulla e, anche se non sono ottuagenario) così com’è in tedesco. E a proposito: chissà se qualche sociologo ci scova una società del presente o del passato, nel profondo pacifico o sulle Ande dove essere ottuagenari era persino reato: potremmo metterla insieme agli “interessanti esperimenti di democrazia diretta nell’ex Jugoslavia” citati da qualcuno per salvare le esperienze del comunismo applicato; insieme, si intende, al tasso di mortalità infantile molto basso di Cuba.

Ma, appunto, tutta questa faccenda è forse una polemica tutta interna a opposti estremismi e fanatismi, i quali nell'andare a far la spesa o all'atto di pagare la bolletta del gas, o rimarcare l’ennesimo aumento della rata del mutuo non interessano a nessuno. "Cosa?" direte voi, "cosa non interessa?" Voglio dire dell'Eurasiatismo filorusso e putiniano di don Ferrante-Fusaro, nonché delle campagne cultural-neo-linguistiche dello Schwa et similaria (e questo è latino!): ecco, nulla di tutto ciò a nessuno interessa.

E lo dico io perché qualche filosofo post-moderno, Cacciari e Vattimo su tutti, ci aveva detto che alle questioni fondamentali dell’uomo, non essendo stata trovata una risposta da millenni di filosofia, era meglio, le questioni appunto, non porsele, e concentrarsi da parte dei filosofi stessi appunto su cose come la catena di montaggio, il gas, la spesa e i mutui: ecco però, che oggi questi post-moderni sono ottuagenari! Per Paolo d’Angelo oggi mi dovrei concentrare a non usare le parentesi, le parole greche e latine, e a non citare più Heidegger, Nietzsche, Severino, Hegel e compagnia bella e, al contrario (l’ho scritto in italiano) a dire filosofa, storica, e sorellanza. Se permettete mi tengo i filosofi di ieri (meglio di quelli di Domani), le parentesi, e gli ottuagenari, anche non filosofi, ammesso che si possa non esserlo.

Non mi resta che invitare a non leggere i libri di don Ferrante-Fusaro, nonché il tanto millantato progressimo del quotidiano Domani, a meno di non aver nulla da fare; oppure se proprio volete ridacchiare di caricature varie di filosofi e di giornalisti da battaglia (già persa), allora, sì, leggete, come ho fatto io, gli articoli di giornalisti filosofi alla Paolo D’Angelo (cui comunico qui, tra parentesi, che mi tengo pure La storia infinita di Ende).

P.S. Il tentativo da parte di Paolo D’Angelo di attaccare Fusaro usando la tecnica di screditarlo per come scrive al plurale, perché Fusaro userebbe termini in francese (che faccia fino in sé, non credo), e dandogli del “vecchio” e della “parodia” del filosofo, sbeffeggiando una “prosa piena di birignao.” Egli, però, si guarda bene dall’entrare nel merito (se non marginalmente, e centrando il punto come quando si imputa a Fusaro di attribuire la secolarizzazione al passaggio tra Ratzinger e Bergoglio, come se prima non ci fosse, anche all’interno della Chiesa e fin dal Concilio una secolarizzazione travolgente), ecco questo tentativo, dicevo, appare ai lettori come la scena del film Fantomas con Louis de Funès che estrae da sotto la giacca un “terzo braccio” impugnando la pistola. È posticcio e ridicolo il braccio di de Funès, lo è Fusaro e lo è D’Angelo.

 

 

Renato Carlo Miradoli

Nato a Milano, laureato all'Università Cattolica del Sacro Cuore in lettere classiche, è traduttore di diversi libri dall'inglese all'italiano tra i quali Stonehenge il segreto del solstizio di Terence Meaden https://www.amazon.it/Stonehenge-solstizio-Osservatorio-astronomico-affascinante/dp/8834409272  e di poesie del poeta Roald Hoffmann http://www.roaldhoffmann.com/ presentate alla Milanesiana http://temi.provincia.milano.it/Milanesiana/giorno_30giugno.html rassegna culturale della Provincia di Milano.

Dal 2003 ha fondato la sua società di servizi linguistici, formazione, agenzia traduzioni, internazionalizzazione.
E’ docente di inglese e italiano per stranieri presso l’Università Bocconi di Milano, SDA, Master MIMEC, Politecnico di Milano, MIP Master del Politecnico, Istituto Marangoni, presso istituzioni e aziende clienti multinazionali e nazionali.

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